Comunicato stampa di Carla Nattero e Dario Dal Mut.
E’ stata una decisione difficile, ma inevitabile. Anche il giorno dopo ci sentiamo di confermare il giudizio espresso a caldo. Usare la “convergenza tecnica” con il PDL, richiesta dalla legge, per oscurare la fondatezza delle nostre motivazioni è di effetto giornalistico immediato ma distorce la realtà.
D’altra parte le reazioni alle nostre dimissioni dimostrano che il copione della risposta era già scritto. Il sindaco che nel giro di un attimo passa dal miele al fiele nei confronti della nostra opposizione, chiamandoci “comunisti”, il massimo dell’insulto per un fascista. Il gruppo di suoi consiglieri che scrivono subito che le nostre foto finiranno sui loro manifesti elettorali, a sostegno della loro tesi, cioè che “destra e sinistra sono uguali”.Le accuse di “politica stantia”da chi ha spiegato di aver nominato Di Marco alla presidenza dell’AST perché “glielo doveva”.
I commenti alle nostre dimissioni confermano che le parole di Strescino nella sua conferenza stampa di giovedì erano appunto un ulteriore rilancio,giocato tutto in funzione del dopo e della campagna elettorale. Una ennesima forzatura per andare alle elezioni del 2013, ponendosi in una condizione centrale, né di destra né di sinistra, sperando di raccogliere i voti degli imperiesi con un listone civico trasversale che strizza l’occhio all’antipolitica.
Questo disegno è del tutto legittimo, vedremo quanto consenso raccoglierà non su face book ma dai voti dei cittadini, ma egli non può pretendere che noi lo assecondiamo.
Noi abbiamo sempre avuto un’ altra posizione fin dall’inizio, quando abbiamo dato vita a una manifestazione alla vigilia di Pasqua per sostenere che il megascandalo del porto stava in capo alla responsabilità politica di tutto il centrodestra, Strescino compreso, e che perciò bisognava compiere un atto di rottura, mandare il sindaco a casa e ricominciare da capo.
Abbiamo sostenuto poi che eravamo disponibili, per responsabilità, ad approvare gli atti necessari per mettere in sicurezza il comune sulla questione porto. Dal consiglio sul porto del 12 aprile, subito dopo il quale il sindaco avrebbe dovuto dimettersi, è stato un continuo tira e molla, a cui abbiamo risposto in un comunicato di tutta l’opposizione una settimana fa con la conferma inequivocabile delle dimissioni. All’ultimo momento è stata affrontata la questione dei servizi scolastici e della refezione e anche su questo abbiamo cercato di dare un contributo. Poi per noi era davvero finita.
La conferenza stampa di giovedì è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” perché ci è apparsa un ennesimo,insostenibile tentativo di riaprire i giochi e cercare di guadagnare ancora qualche giorno.
Ciò non era possibile non soltanto per le ragioni politiche fin qui illustrate ma anche e soprattutto per motivazioni istituzionali. Senza maggioranza non si governa. In un mese e mezzo Strescino ha cercato una maggioranza alternativa e non l’ha trovata.
Giovedì doveva prenderne atto e dimettersi come aveva preannunciato. Il rapporto mediatico e la certezza del consenso non sostituiscono le regole democratiche. Infatti in comune è tutto fermo, perché non c’era maggioranza in consiglio.
E’ già scaduta l’approvazione del conto consuntivo e all’orizzonte preme un bilancio che è molto difficile fare quadrare e che è impossibile approvare senza una maggioranza politica coesa e convinta. Anche la stessa delibera di giunta sulla refezione, alla quale abbiamo cercato di contribuire per quanto possibile, permane ambigua e non scioglie il nodo gestionale, si limita ad aprire qualche maggiore spiraglio verso una soluzione pubblica. In realtà, dopo il caso a parte della delibera sul porto che noi abbiamo più di una volta pubblicamente apprezzato, non c’è stata nessuna rivoluzione nei fatti amministrativi concreti.
Per cambiare davvero occorre una svolta politica, battere la destra e il sistema di potere scajolano alle elezioni. E da oggi noi lavoriamo con i nostri partiti e nella città per costruire questa prospettiva politica. Restiamo convinti di quel che abbiamo detto da subito che “il commissario prefettizio non è una sciagura”e che questi mesi non saranno perduti per il governo della città e permetteranno nel contempo di costruire una convincente proposta politica al centrosinistra.
A chi teme che questa nostra scelta ci abbia indebolito per le elezioni future diciamo che la lotta al sistema di potere di Scajola si vince sul territorio e non solo a Palazzo e che il centrosinistra per dimostrare di essere in grado di governare non ha bisogno né dello sdoganamento di Strescino, che ha alle spalle conclamati esempi di cattiva amministrazione, né di un commissario prefettizio “dedicato”, come suggerisce un simpatico giornalista.
Ci bastano un programma di governo coraggioso, costruito con un rapporto costante e capillare con i cittadini, dei meccanismi di selezione democratica dei candidati a tutti i livelli, la generosità reciproca di presentarci uniti e rinnovati.


